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 LA CASTA? ECCO COME I LADRI CI DERUBANO DI NOTTE!

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fraiulio
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MessaggioTitolo: LA CASTA? ECCO COME I LADRI CI DERUBANO DI NOTTE!   Sab Ago 06, 2011 10:54 pm

DI LEONARDO FACCO

Ringo Starr disse: “Tutto ciò che il governo tocca si trasforma in merda”! Il batterista dei Beatles non conosce la casta italiana, la quale riesce sì a trasformare in cacca tutto ciò che riguarda i cittadini, ma – guarda il caso – salvaguardando sé stessa e, soprattutto, i suoi benefit.

Non stiamo parlando della porcata che ha a che fare con la difesa ad oltranza degli ordini professionali e delle camarille di cui il deputato pidiellino Paniz va orgoglioso, ma dei denari che la “banda di malfattori” che ha residenza tra Montecitorio e Palazzo Madama estorce quotidianamente ai milioni di sudditi che “orgogliosamente” essi chiamano italiani.



La notizia, peraltro, l’ha svelata Franco Bechis, su “Libero”, e dopo averla letta fa subito montar la voglia di mettere mano al forcone: “Sono riusciti a mettere al sicuro il portafoglio della casta per legge. Deputati e senatori hanno blindato nella notte fra il 13 e il 14 luglio scorso le loro indennità parlamentari messe a rischio da Giulio Tremonti grazie a un geniale emendamentino approvato in commissione bilancio del Senato verso le due del mattino e poi ripreso dal maxi-emendamento su cui ieri anche la Camera ha votato la fiducia. Il blitz è servito a legare le proprie indennità, gli unici stipendi italiani che non vengono toccati dalla finanziaria, al Pil del Paese e alla media ponderata degli altri Pil europei. L’emendamento porta la firma di due senatori del Pdl (sempre loro, i liberali da strapazzo, ndr). Il primo è un ingegnere palermitano, Mario Ferrara. Il secondo è un giornalista catanese, Salvo Fleres. Grazie alla loro trovata gli stipendi dei parlamentari italiani sono stati legati a doppia mandata con il Prodotto Interno Lordo. Il risultato è una doppia beffa: in questo modo i parlamentari italiani non faranno alcun sacrificio, come invece aveva chiesto Tremonti e loro stessi avevano promesso agli italiani. Ma soprattutto se gli altri italiani si rimboccheranno le maniche e lavoreranno sodo facendo crescere il Pil del Paese, i primi a beneficiarne diventeranno deputati e senatori che potranno starsene in panciolle ad aspettare le fatiche altrui: alla fine con il Pil cresceranno i loro stipendi. Nell’attesa comunque l’indennità parlamentare non rischierà alcuna sforbiciata”.

L’arroganza, la protervia, l’arbitrarietà, la presunzione di questi cialtroni non ha limiti. Non solo hanno votato una legge finanziaria che grida vendetta, con la patetica scusa di “aver rimesso l’Italia sul giusto binario, rendendola un paese forte e credibile”, ma come ciliegina sulla “torta di merda” (per dirla con Starr) che saremo costretti ad ingollare ci hanno aggiunto qualche prebenda loro personale.

Con tanto di dichiarazioni ufficiali. Eccole:

Barbara Saltamartini del Pdl. La senatrice “ritiene che ciascuno debba assumere con senso di responsabilità i compiti ai quali è chiamato, nell’interesse esclusivo della Nazione. In primo luogo occorre ribadire, di fronte all’opinione pubblica, la legittimazione storica e giuridica dell’istituto dell’indennità parlamentare, nato per assicurare ai rappresentanti del popolo l’autonomia e l’indipendenza necessarie per svolgere con equilibrio – e senza condizionamenti – il mandato politico. Inoltre, l’indennità parlamentare serve al deputato e al senatore per poter svolgere con la massima efficacia la propria attività politica. Ciò che, a suo avviso, rappresenta un intollerabile onere a carico della finanza pubblica, difficilmente giustificabile davanti ai cittadini, è da una parte l’attribuzione di ulteriori indennità ad alcuni parlamentari in ragione di particolari cariche ricoperte all’interno della Camera di appartenenza e, dall’altra, l’insieme delle spese e dei costi per gli apparati burocratici, i quali spesso godono di trattamenti privilegiati. Di fronte all’esigenza di ridurre il debito pubblico, che grava ormai da diversi decenni sull’Italia, occorre a suo avviso dare piena attuazione al combinato disposto degli articoli 53 e 81 della Costituzione, responsabilizzando coloro che amministrano la cosa pubblica, a tutti i livelli di governo, ad un uso virtuoso delle risorse. Ciò anche al fine di rendere quanto più credibili gli interventi di contenimento della spesa, con gli inevitabili effetti a carico dei cittadini e delle famiglie”.

Raffaele Lauro del Pdl: “Per quanto riguarda la questione dei costi della politica, lamenta come tale questione sia affrontata con modalità improprie, così alimentando la pubblicistica antiparlamentarista che produce una pericolosa disaffezione dei cittadini nei confronti delle pubbliche istituzioni e dei suoi rappresentanti”.

Il pidiellino Pastore, che dopo aver invocato“che si levino voci in difesa del prestigio del parlamento e della dignità della funzione parlamentare”, ha spiegato: “L’indennità parlamentare è infatti un istituto necessario per assicurare a deputati e senatori autonomia e indipendenza, e per scongiurare il rischio che alla vita politica accedano soltanto i titolari di redditi particolarmente elevati”.

Giuseppe Saro (altro berlusconiano) “ritiene che le misure di contenimento dei costi della politica e degli apparati pubblici siano frutto di una deriva populista”.

Sull’altra sponda? Stessa solfa! Francesco Sanna, (PD) ha proposto di “tenere conto dei necessari fattori di ponderazione, con particolare riguardo alla consistenza demografica dei diversi Paesi”. La sua collega di partito Marilena Adamo è d’accordo. Ovviamente, nessun leghista s’è opposto!

Permettetemi di chiudere questo mio breve sfogo con le parole del mio amico Stefano Bisogni: “Ogni Mattina in Italia, il cittadino si sveglia, sa che deve correre più in fretta al lavoro o finirà in miseria. Ogni mattina in Italia, lo Stato si sveglia, sa che deve tassare sempre di più, o morirà di fame. Quando il sole sorge, non importa se vedi un politico o un esattore: è meglio che cominci a correre”!

Ora ditemi voi se non aveva ragione Bukowsky: “La differenza tra una democrazia e una dittatura è che in una democrazia prima voti e poi prendi ordini; in una dittatura non devi perdere tempo a votare”. E il voto che conta, magari espresso in seduta notturna, è sempre il loro!
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